Enzo Biagi

Iniziamo questo breve articolo con la citazione di una delle sue frasi più celebri:

“credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà”.

È scomparso ieri Enzo Biagi, un grandissimo giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano. Nato da una famiglia di umili origini nell’Appennino tosco-emiliano, ha lasciato una vasta produzione letteraria ed ha lavorato per numerosi giornali, tra i quali: “Il Corriere della Sera“, “L’Epoca”, “Il Resto del Carlino“, “La Repubblica“, “La Stampa“, “L’Espresso“.

Grande successo ottenne il suo programma televisivo, “Il fatto”, una rubrica che commentava i fatti della giornata. Andò in onda dal 1995 fino al 2002 quando l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo accusò di imparzialità. Rimase lucido fino all’ultimo. Negli ultimi giorni di vita sembra avesse citato la poesia “Soldati” di Giuseppe Ungaretti:

si sta come d’autunno
sugli alberi
le foglie

aggiungendo poi “ma tira un forte vento”.

Numerosi messaggi di cordoglio sono giunti alle figlie. In particolare il presidente della repubblica Giorgio Napolitano lo descrisse come “un grande esempio di libertà”.

Tra le sue opere, da ricordare “Un anno Una vita (1992)”, “I come Italiani (1972)”, “L’Italia dei peccatori (1989)”, “Sogni perduti (1997)” e “Quello che non si doveva dire (2006)”.

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